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1783–1851

V

Giovanni Berchet

La fronte riarsa, stravolti gli sguardi, la guancia cosparsa d´angustia e pallor,

da sogni bugiardi Matilde atterrita, Si desta, s´interroga, s´affaccia alla vita,

scongiura i fantasmi che stringonla ancor: - Cessate dai carmi, non ditelo sposo:

no, padre, non darmi all´uomo stranier. Sul volto all´esoso, nell´aspro linguaggio

ravvisa la sordida prontezza al servaggio, l´ignavia, la boria dell´austro guerrier.

Rammenta chi è desso, l´Italia, gli affanni; non mescer l´oppresso col sangue oppressor.

Fra i servi e i tiranni sia l´ira il sol patto. A pascersi d´odio que´ perfidi han tratto

fin l´alme più vergini create all´amor. - E sciolta le chiome, riversa nel letto,

dà in pianti, siccome chi speme non ha. Serrate sul petto le trepide braccia,

di nozze querelasi che niun le minaccia, paventa miserie che Dio non le dà.

Tapina! l´altare, l´anello è svanito; ma innanzi le pare quel ceffo tuttor.

Ha bianco il vestito, ha il mirto al cimiero, i fianchi gli fasciano il giallo ed il nero,

colori esecrabili a un italo cor.

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