Lasso, ch'ognor vago desìr mi mena
a contemplar l'angelica bellezza
che mi nutrisce il core, e in dolcezza
cangia l'acerba mia noiosa pena!
E 'n rimirar la fronte alma e serena,
gli occhi e le guance, ho sì l'anima avvezza
ch'ogn'altro oggetto al mondo odia e disprezza
come cosa mortal, vile e terrena.
E quando i' sono a quel tesor d'appresso,
che del ciel mostra la pi` parte,
e cerco ombrarmi d'infinita gioia,
tosto d'un nembo rio mi sento oppresso,
che da quel chiaro sol lungi mi parte
perch'io in dolor miseramente moia.