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1525–1585

XCIV

Giovanni Alfonso Mantegna

Eccoti, re degli altri, altiero fiume, lo infiammato pastor che sul Tesino cantò de l'Alba i begli occhi e la treccia e lo splendor de le virtuti interne.

Qui siede or mesto a la sinistra riva del nido tuo, che da Vitellio ha il nome, poicé dei raggi pi` che 'l sol sereni, mercé dei pi` maligni, invidi cieli,

privo si vede e questa vita stanca mena in sì lunga e tenebrosa notte. Questa l'Alba non è, né questo è Febo che 'l vulgo sciocco intieramente crede,

anzi, ch'egli è Pluton, quella è Megera! Questi non sono i candidi ligustri, le pallide viole, ibianchi gigli, né le vermiglie matutine rose,

ma elleboro mortal, fredda cicuta; né questo è il tronco del famoso Alcide, né quello è 'l don gratissimo di Bacco, ma sterile lambrusca infra le spine,

e del figluol di Telefo fugace l'arbore mesto, e 'l paliuro acuto. Fugge Favonio quindi e Flora è seco, e Noto oscur nel sen porta la pioggia,

le sinistre cornici e i destri corvi turbano il suon di Filomena e Progne: qui non son capre, pecore e giovenche, né copia alcuna di benigno armento!

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XCIV · Giovanni Alfonso Mantegna · Poetry Cove