Febo, s'ancor del vago, amato alloro
ti cale, ascond'i chiari raggi ardenti;
apri la tomba ai furiosi venti,
Eolo, che turbin questo e 'l sommo coro;
Giove, che 'n cigno, in tauro, in pioggia d'oro
non ti sdegnasti d'ingannar le genti,
fulmina, tuona e piovi, ond'i torrenti
lontan s'allaghin dagli alberghi loro;
poiché la gloria de la nostra etade,
ch'or tra noi siede e da purgati inchiostri
è celebrata per ciprigna dea,
lascia la Muse e le belle contrade
e ne va a' boschi, a le sampogne, ai mostri,
per farsi, ohimè, selvaggia Galatea!