Quand'i' volgo 'l pensiero in quella parte
u' fra le grazie e le veltà supreme
per non finta onestade, 'n dubbia speme
Amor che non si ferma e non si parte
veggio 'n qual casti effetti e con quanta arte
una pi` degna due nature estreme,
contrarie, in sé perfettamente insieme
rendon, pi` che non suol Vener e Marte.
E veggio noi, ah, sorte acerba e dura!,
sol per quest'una ad un medesimo oggetto
posti nel paradiso e ne lo inferno,
ché, contemplando quest'alma figura,
scorgemo il sommo ben senza il diletto
che mantien l'uomo in questo mondo eterno.