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1525–1585

IV a

Giovanni Alfonso Mantegna

Questa mia calda e desiosa speme, che nutrendo mi va di giorno in giorno, alteramente adopra il chiaro tempo ove il desir alberga, ove la fede

ha dato in preda l'onorato core per essaltar al ciel l'umil mia rima Ma forsi quella incolta e rozza rima sola è cagion che manchi la speme

che 'l vostro alto pensiero e 'l vostro core scema sovente , e lo mio fosco giorno da voi discaccia l'aspettata fede, ch'acquetando mi va di tempo in tempo.

E vedendo io tal variar di tempo, un non so che ne la mia sciocca rima, un desìo vano, una percossa fede, un'or presente e fuggitiva speme,

convien ch'a mio malgrado pasca il giorno di duol, di tema, di sospetto il core. E conoscendo ancor l'ardente core lo qual me avete dimostrato un giorno

con mille caldi effetti al più bel tempo, pur il vivace ardor di tanta speme vi fe' cangiar di segno in alta rima, tal che sperando ogn'or manca la fede.

Or s'è in man vostra il mio onor e la fede, e a la dotte man la rozza rima, aprasi il petto e scopri il casto core e facci rinverdir la secca speme,

che le farà che di sì lungo tempo possino alfin mirar l'amato giorno. Quando vedrassi tal felice giorno per dar credenza a la perduta fede

Quando farà pur chiaro il fosco tempo che mi contende udir la dolce rima Quando meco sarà sì lunga speme qual nudre il mio sì caldo e puro core?

Sia dunque il vostro core un lieto giorno di questa verde fede, che di speme nutrisce il tempo e la mia bassa rima.

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