Dolce ôra, che ne l'oro del bel viso
or coi bei raggi scherzi,
e quinci e quindi mi scudisci e sferzi,
muovi dal vago riso,
muovi da l'amoroso Paradiso,
e nel mio cor passando
seco ai begli occhi torna sospirando,
che per se stesso veda
il mio sole, il mio core a sé pur creda.