Esiglio e morte e servitude e scherno
non fu già mai sì duro,
come questo mio scuro
carcer d'assenzia e duol, s'ei fusse eterno:
o disperato inferno,
s'io non sperassi mai d'uscirne fuora,
e ritrovarmi in Paradiso ancora:
ma quando, e quando, o speme?
Come par che tu sempre ardendo treme.