Quante, e che spaventose
ombre e larve atre, e scuri
mi spaventan fantasmi: e tristi aguri
e voci dolorose?
Per ch'io già mai non pose,
ma sempre fugga via di tema in tema
insino a l'ora estrema,
cui, benché sì vicin, sì lunge io sono:
sentirò mai nel cor quel dolce suono?