Squille acerbe di morte
(io ben vi riconosco), anzi di Lete,
ch'or tutto l'Arno di tristezza empiete
con tante note, e sì dogliose e scorte;
le mie quanto più forte
risonar fan le rupi e l'antro e 'l BOSCO?
Ov'io pur mi rimbosco; a quante io veggio
Morti, morte non più, ma viver chieggio.