Chi l'alma, ahi lasso, infino al cor percote,
e afferra e stringe, e a sé rapisce e fura?
Il chiaro folgorar di luce oscura,
che in amoroso ghiaccio il foco scote.
Chi l'alma, ahi lasso, con veloci rote
di riportarmi al cor si prende cura?
Quella che il suon del ciel qua giù figura,
quell'armonia de le soavi note.
Chi la ripiglia? Ah, man che ruba e fugge!
Chi la ritorna? Un vago e dolce riso.
Chi la ritiene? Ahi, chi partì ne riede!
Così costei mio cor combatte e strugge
e ancide e aviva e vuol da me diviso,
né il sana mai, se a morte pria nol fiede.