I'ch'era un vermiciol, che mal si scherme
poi che morso mortal dentro l'ha punto,
se l'ali non mettea, già dal gran Verme
col secondo morir sarei consunto.
A i raggi tuoi che sì possente fêrme,
che da l'orribil fauce i'fui disgiunto,
rivolgo, o sommo Sol, mie luci inferme,
perch'io le sani, e sia ne i cieli assunto.
Che se la legge morte impone e grida,
e fa sì che il terro ne sbigottisca,
la fé porge la man, la speme affida.
Ma senza te non val che l'alma ardisca:
da te grazia e vigor, tu lume e guida,
teco la cara tua virtù m'unisca.