Donde il vivo color, la forza viva prendesse quella che tra l'altre è prima, e i cori abbatte e lega e scioglie e alza, cantar vorrei; ma par che il petto opprima
gelido spirto, che di spirto il priva, mentre la fioca voce trema e balza. Voi, sante Muse, che presaghe foste nel suo natal del ben che la sublima,
datemi il dir con sì purgata rima che alquanto (e, oh, pur possa!) i'me le accoste. Le faville riposte, che fur principio de i possenti raggi,
ch'allumar quanto l'universo abbraccia, svegliate in mente mia: sì che i più saggi, ch'io aveduti ne faccia, abbian da consacrar con fama e inchiostri
a l'eterna memoria i giorni nostri. Eran ne i giri lor gli erranti lumi del più benigno aspetto, che mai vòlto fosse a le stelle sù nel cielo impresse.
Le dive di Parnaso avean raccolto in un convito senni, arti e costumi d'abito più gentil, che mai vedesse fiorita alcuna età di gloria e pace.
E celebrando in coro, or chiuso, or sciolto, con canti e suon quel punto d'ora tolto da la natura allor d'occhio vivace, per produr l'alma face
del ben di Dio, gli Amori pargoletti còrservi giubilosi: e udendo quali sian del parto divin gli onori eletti, spiegaro in fretta l'ali,
per ritrovarsi a la nascente luce, che tanta sorse, e tanta al mondo luce. Giunti sul Po, che l'aurea fronte afferra soggetta al bianco augel, sotto i cui vanni
virtù, valor e cortesia s'annida, spintisi innanzi con leggiadri inganni l'albergo penetrar, che copre e serra la ben a Dio famiglia amica e fida.
Qui nella stanza, ove un gran lume nasce, qual splende a l'alme de gli eccelsi scanni, qui la celeste fanciulletta d'anni, di senile saper, non anco in fasce,
che di gioia si pasce, vider d'ascosto: e i veloci voli tesero a le beltà più rilucenti: altri a i lampi del riso, altri a i due soli
dolci, angusti, ridenti, altri più basso a l'ombre e a i candori de i tenerelli, tremolanti avori. Alcuni, o men leggieri in aria al corso,
o il miracolo inteso avesser tardi, vi furon dopo i primi; e più bramosi, anzi voraci più, quanto più tardi, ne l'angelica infante dier di morso,
infingendo il velen de gli amorosi cocenti labri dentro a i latti freschi de le gote e del mento, come dardi aventati da gli archi, o lievi pardi
pendenti da le poppe, onde gli adeschi liquido cibo, e inveschi, tal che non se ne mostrin mai satolli. Le gian (sì la dolcezza gli arde e tira)
suggendo il sangue infin da gli ossi molli, per le lascivie in ira invida, ch'a lor parte non sia tocca o del seno, o de gli occhi, o de la bocca.
Venere, vista la sua bella e cara (che sola fia, crescendo, le sue forze e la sua gran possanza) in man de i figli stretta in tal guisa, pria che se le ammorze
la vita, le dà umore e la rischiara. Poscia, per trarla fuor di quei perigli, e assicurar con la reina il regno, accoglie cosa in mar, che le rinforze
di vago fior le morbidette scorze, quasi distrutte come al foco legno. Con prove d'alto ingegno svelse da l'oceàn pietre e radici,
e le ninfe carcò de l'onde salse in carro alato pien d'aure felici; ella un'aquila salse, ch'ebbe dal padre, indi le nere penne
cangiò in quelle del cigno; e via sen venne. A l'apparir de la tremenda madre l'obediente prole sua si parte da la mirabil preda; e nel partire
vari vestigi lascia in varia parte d'acerbe fauci dolcemente ladre. Poi che vicina non senza martire la dea conobbe de i garzoni suoi
il fallo, e di malie magiche l'arte, un specchio di zafiri, in che son sparte sol grazie e fiamme da nutrir gli eroi, alzò tre volte, e poi
porselo a i lumicin (ma tai ch'al giorno e a la notte sarian diurne stelle). Con un coral lisciò d'intorno intorno u'chiede le mammelle:
e con tronco di perle in succhi infuso u' concenti han da uscir scorse, e più in giuso. Restanvi ancor nel mento e ne le gote l'intaccate percosse, che le lingue
tra mormoranti labra entro vi fero. Mira i segni profondi, e non gli estingue mai sì che lievi le tre cave note. Ma quanto cerca più che sia sincero
il ritondetto viso, che vorarno l'inamorate voglie, e più s'impingue, più l'evidente colpo si distingue, e son l'opre maggior là ne lo scarno
più sempre poste in darno. Però forma una polve eterna illustre di sue candide gemme e di rubini: e i lochi intige con la mano industre,
facendo che divini abbian moti, e de l'alme sian rapaci per l'orme impronte da gli acuti baci. Gli invisibili primi a pena peli,
che venir deon capei, preser sembianti d'aurati fissi rai per li celesti aligeri corrier, che incendi tanti in lei mandar di qualità de i cieli.
La genitrice lor vuol che da questi così col tempo preziosi nodi presi di volontà restin gli amanti; e in vigor de i duplicati incanti
vuol che ver noi tenga contrari modi con disusate frodi: vuol che ne stringa e strugga infino a morte con l'armonia del grazioso aspetto
non men che de la voce, e poi ne porte sù vivi al ben perfetto. Al fin la bacia: e di quell'atto dolce mille semi le infonde, e il cor le molce.
Canzon, l'alta presenza di madonna sì grave e sì gentile, sì di bellezze in gran splendor cresciute, sdegnerà forse il mio presagio vile:
ma benché a sua virtute con questa rauca cetra i'poco arrivi, prega che il pronto mio voler non schivi.
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