O mio dolce sostegno,
o mia diletta che cotanto puoi,
giungiam la fé tra noi:
i'con l'opre d'ingegno,
tu con la man veloce a gire al segno.
Giungiamla: i'ti fo certa
ch'a te ratta m'attegno,
bench'io sia spesso fuggitiva e incerta.
Giura per l'aureo mio lucido speglio,
col cui vivo splendore
de i riguardanti il core accendo e sveglio.
Giuro: ma dimmi tu qual core è questo?
Solo il gentil ch'io desto.
Dimmi, qual è la luce?
Beltà che dentro a lui scalda e riluce.
Che forza poi, che affetto
l'afflige, e move, ahi tristo, a voglia e ardore?
Tra speranza e timore aspro diletto.
E il suo mosso vigore
altro non è che amore.
Or tu che a riso e a pianti,
a vita e a morte sai girar gli amanti,
congiunta a le mie faci
non farai lieti ognor nostri seguaci?
Vuo'ch'ognor sia felice
chi gli alti suoi pensier rivolge e piega
a l'alma tua beatrice
e ben de i don di Dio sola radice.
Se così vuoi, meco la voce spiega:
lodiam ch'i giorni suoi co i nostri lega.
Noi siam fide sorelle
a fin leggiadro intente,
di miseria e d'orgoglio empie ribelle.
Noi con la sorte e col valor possente
farem qua in terra stelle
gli animi desiosi
di grandi imprese e belle.
Quinci dolci i martir, dolci i riposi,
quinci i sublimi onor, la fama quinci
de i petti gloriosi,
donde, Amor, nasci e sorgi e soffri e vinci.