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1529–1575

XLII

Giovan Battista Nicolucci

O mio dolce sostegno, o mia diletta che cotanto puoi, giungiam la fé tra noi: i'con l'opre d'ingegno,

tu con la man veloce a gire al segno. Giungiamla: i'ti fo certa ch'a te ratta m'attegno, bench'io sia spesso fuggitiva e incerta.

Giura per l'aureo mio lucido speglio, col cui vivo splendore de i riguardanti il core accendo e sveglio. Giuro: ma dimmi tu qual core è questo?

Solo il gentil ch'io desto. Dimmi, qual è la luce? Beltà che dentro a lui scalda e riluce. Che forza poi, che affetto

l'afflige, e move, ahi tristo, a voglia e ardore? Tra speranza e timore aspro diletto. E il suo mosso vigore altro non è che amore.

Or tu che a riso e a pianti, a vita e a morte sai girar gli amanti, congiunta a le mie faci non farai lieti ognor nostri seguaci?

Vuo'ch'ognor sia felice chi gli alti suoi pensier rivolge e piega a l'alma tua beatrice e ben de i don di Dio sola radice.

Se così vuoi, meco la voce spiega: lodiam ch'i giorni suoi co i nostri lega. Noi siam fide sorelle a fin leggiadro intente,

di miseria e d'orgoglio empie ribelle. Noi con la sorte e col valor possente farem qua in terra stelle gli animi desiosi

di grandi imprese e belle. Quinci dolci i martir, dolci i riposi, quinci i sublimi onor, la fama quinci de i petti gloriosi,

donde, Amor, nasci e sorgi e soffri e vinci.

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XLII · Giovan Battista Nicolucci · Poetry Cove