Pria ch'ella parta, i' pur, lasso, t'adocchio,
tra quei romor d'amaro e dolce claustro,
o assai più che lo stellato plaustro,
più che il carro d'Elia felice, cocchio.
Con lo spirto mancar sento il ginocchio.
Ahi che l'alma mi cava un crudel austro!
Ahi ch'ella parte! e il fugitivo plaustro
seguo col cor, poi che non può più l'occhio,
e, la sua faccia già da me partita,
perché non mi s'agghiaccian queste membra
col tenace pensier m'ho già rapita.
Dunque se n'andò seco la mia vita,
e la mente costei sempre rimembra.
Chi dirà ch'io restassi, e ch'ella è gita?