Che fan quei dolci raggi
de i lumi e de i crin d'oro,
quell'angelico viso,
quell'alto aspetto, quel leggiadro riso?
Beltà di paradiso,
donde d'amor celeste
donna qua giù si veste.
Che fan quei pensier saggi
per usanza e ristoro,
quei che han rivolte l'ale
al sommo Sol dal camin torto e frale?
Senno più che mortale,
che di splendor superno
è tra noi specchio eterno.
Che fan contra gli oltraggi
quegli spirti, ch'io adoro,
quei di cor non mai stanco,
corra la sorte col piè destro o manco?
Valor gioioso e franco,
tal che il mondo aspro e vile
torna vago e gentile.
Beltà, senno e valore,
che avea natura già posto in oblio,
in voi luce d'amore,
in voi nostro splendore,
nostro gentil vigore,
dal vero ben di Dio
scender veggiam, come dal fonte un rio.