La terra nostra, e non l'altrui, rimbomba
dal duol, che tanto la combatte e strugge,
e or si lagna, or fieramente rugge,
quasi ch'annunzi il fin l'orribil tromba:
onde fuor visi e dentro petti impiomba
l'inaudito tremor, che l'alma sugge,
e quanto il sol più da l'occaso fugge
più rinforza i sospir l'afflitta tomba;
perché la terra nostra e non l'altrui
sente appressarsi le sue angosce estreme,
per più bel sol che sé da lei divide.
E se di notte più si crucia e geme,
è che veggendo tôrsi il lume a nui,
suo crudo stato raffigura e stride.