Quando per ristorar li spirti stanchi
i' son per chiuder gli occhi
così mutando vo pensieri e fianchi,
e sì vaneggian miei desir non sciocchi
dietro la lunga traccia
di questa lor nemica
che poi, serrando i lumi,
me la veggo davanti e dolce e amica.
Ma Fortuna, che vuol ch'io mi consumi,
me l'avicina quasi entro le braccia,
e poi da me la scaccia,
così con gran fatica
risvegliato e deluso
rimango più che pria tristo e confuso.