Non così tosto la palpebra copre
queste mie luci inebrïate intorno
a quella che nel mio lontan soggiorno
sempre vagheggio e miro
ch'ella con guardi e risi mi si scopre,
e con sì fatti accenti
che mi par giunto al fin d'ogni desiro,
ma le saette e i venti
e i rapidi torrenti
non precipitan sì com'ella fugge,
e in cambio suo cerberi, idre, e chimere,
alpi, nubi, giganti, ed aspre fiere
con subito terror mi son presenti,
e la mutazïon tanto mi strugge
che tra tai branche e denti
bramo del fiato mio l'ultima uscita
per non star senza la miglior mia vita.