–Di natura e del ciel glorie consparse
sopra l'oro del crin, nel fior del viso,
tra il dolce balenar del guardo e riso,
che val se sono a i vostri lumi apparse?
Che val non le veggendo eterne farse,
e per restar ben sacre a un paradiso
di spirti qua, da quel di sù diviso,
ne la pittura mia non restar scarse?–
Rispondon gli occhi a la mia destra mano:
–D'Amor, di lei, d'una fortuna sola
servi teco sarem, fin che siam chiusi.
Ma ne gli abissi di bellezze infusi,
ciò che accenniam fia a le tue forze vano:
e fogli e penne muta, e affretta e vola.–