Da le nere, profonde, orride grotte,
Morte, che là con le sue schiere alberga,
perché il vago d'Amor nido disperga,
e a i dolci piacer l'ale sian rotte,
manda ministre di squalore e notte,
curve, tremanti sopra inferma verga,
nonzie, donde più il lume e il cor non s'erga,
ma l'uno incenerisca e l'altro annotte.
Elle, se non con man poco sinestre
la rilucente figlia non toccarno:
sì l'empie fe'beltà pietose e destre.
Ma de la madre entrar nel viso scarno,
da le cui cave e già cieche finestre
gridan vittoria: e il grido, o Dio, sia indarno!