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1529–1575

XCIII

Giovan Battista Nicolucci

Felice augel, che con più degna morte di vita non potevi uscir già mai, poi che dolce esca a quella donna vai, che ti diè il ciel per farti ambrosia in sorte;

mio cor, che teco tra le penne porte, giunto che a sua presenza alta sarai, porgi in mio nome a que'leggiadri rai, e dille che in mia vece ei ti fa scorte.

Felice augel: ma me via più felice, se qual è il tuo fosse il mio inganno, e alquanto pro dal mio error, se non mercé prendessi. Salvo ti credi, e mori; e ciò ti lice

tosto che gli occhi in parte occulta hai messi: deh, possa anch'io perir, né veder tanto!

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XCIII · Giovan Battista Nicolucci · Poetry Cove