Felice augel, che con più degna morte
di vita non potevi uscir già mai,
poi che dolce esca a quella donna vai,
che ti diè il ciel per farti ambrosia in sorte;
mio cor, che teco tra le penne porte,
giunto che a sua presenza alta sarai,
porgi in mio nome a que'leggiadri rai,
e dille che in mia vece ei ti fa scorte.
Felice augel: ma me via più felice,
se qual è il tuo fosse il mio inganno, e alquanto
pro dal mio error, se non mercé prendessi.
Salvo ti credi, e mori; e ciò ti lice
tosto che gli occhi in parte occulta hai messi:
deh, possa anch'io perir, né veder tanto!