Qui si spoglia, si corca, e qui si stende,
copron lei questi lin, questi ella preme,
qui sovente sospira e ride e geme,
e da'sogni divin dolcezza prende.
Leggiadri amanti, e voi celesti bende,
per cui d'aria notturna unqua non teme,
raccogliete in sospir faville estreme,
che il petto da voi toglie e a voi rende.
Tosto ch'avrà la mia nimica e diva,
che in vostro grembo (ahi, tutta vostra!) giace,
preso un sonno gentil, siatele intorno,
che non vegghi: se no n'avrete scorno;
e accesa sia da questa sparsa face
l'alma gelata e del mio foco schiva.