Vaga, importuna, dolce, orrida vesta,
che in alti avorî le tue falde infigi,
e leggiadretta scorri e scherzi e ondeggi,
quanto i miei lumi affligi,
poscia che più non vuoi che pargoleggi
intorno intorno a lei
il vel lucente e frale,
tanto a me più mortale,
quanto più sen fuggì da gli occhi miei!