Dolci soavi amorosetti colli,
fiumi queti, tranquilli e chiari laghi,
stagni, isolette, boschi ombrosi e vaghi,
mormoranti ruscei ritorti e molli,
con che diletto rimirar vi volli?
Che contento fia mai di ch'io m'appaghi
senza quegli occhi, del mio fin presaghi,
che fanno i miei pensier sì tristi e folli?
Se imaginarmi sua gentil figura
sì non m'aita ch'io conforto prenda
ch'averria se crudel me la pensassi?
Converso in antri oscuri e ardenti sassi
sarebbe tutto il bel de la natura,
e una sembianza più che Inferno orrenda.