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1529–1575

LXXIV

Giovan Battista Nicolucci

Di là dal Rubicon gli occhi notturni ebbi in dì chiaro, ove colei cadeo, che se periva, il mondo era più reo, che non fu a quel passaggio e a i novi Turni.

Ma il caso de gli orribili coturni passò ne le canore arme d'Orfeo, poi che pallide rose il volto feo, sol di livor tingendo i fianchi eburni.

Felice piaggia, che sì bella forma prendesti impressa, e chi ti mira accendi d'occulto ardor con invisibil orma, ergi in mia vece un alto pin, ch'abbendi

dardi, archi e faci, e mostri a ognun la norma del ben divin d'Amor, ch'in te comprendi.

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