Di là dal Rubicon gli occhi notturni
ebbi in dì chiaro, ove colei cadeo,
che se periva, il mondo era più reo,
che non fu a quel passaggio e a i novi Turni.
Ma il caso de gli orribili coturni
passò ne le canore arme d'Orfeo,
poi che pallide rose il volto feo,
sol di livor tingendo i fianchi eburni.
Felice piaggia, che sì bella forma
prendesti impressa, e chi ti mira accendi
d'occulto ardor con invisibil orma,
ergi in mia vece un alto pin, ch'abbendi
dardi, archi e faci, e mostri a ognun la norma
del ben divin d'Amor, ch'in te comprendi.