Questa vaga, gentil, fresca, dolce ombra,
che con gli aprici poggi il bel Metauro,
e gli aurei tetti con la quercia d'auro
e col divin augel d'argento adombra,
dramma di caldo dal mio cor non sgombra,
né a l'affannato spirto è di ristauro,
sì quella luce, che il cantor del lauro
cantar dovea, di foco l'alma ingombra.
Sol un sospir (ohimè, che troppoo i'volli!),
sol un girar del dolce raggio, ond'io
splendessi a lei sul Po da questi colli,
ben potrebbe addolcir l'incendio mio;
se non che speme accesa i pensier folli,
col rinfrescar, raccende il gran desio.