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1529–1575

LXIV

Giovan Battista Nicolucci

Aura che spiri in quella parte, in quella che tien di me la miglior parte in forza, penetrandomi al core o soffia e ammorza (ma borea nol faria) l'empia facella,

o, quel ch'esser più può, fa che si svella il poco di vigor ch'ho ne la scorza, e, portandolo a lei, l'alma sua sforza tal che pietosa sia non men che bella.

I nostri spirti in un col tuo contempra, e unisce e uguaglia e ferma sì l'affetto ch'ambidue regga una medesma tempra, ma, se desperi il fin di questo effetto,

infiammati a l'ardor che mi distempra, e il foco mio spingi al suo freddo petto.

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