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1529–1575

LXII

Giovan Battista Nicolucci

Amor, che scorgi l'un e l'altro sole spessi mattin ver noi dal mar levarsi, mira là in terra quel dond'alsi e arsi tra queste rive sconsolate e sole.

Mira vermiglie e candide viole, per cui veggiam più bell'aurora farsi, mira de i lumi e crin quei raggi sparsi, per cui l'oro del ciel s'asconde e dole.

In cor gentil poi con un strale scrivi che costei tanto di beltate avanza l'altro sol, quanto ei nel girar la passa, e che di notte in notte, ov'ha sua stanza,

(o soave ricetto a i passi estivi) tanto ella aggiorna, quanto ei nero lassa.

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