Amor, che scorgi l'un e l'altro sole
spessi mattin ver noi dal mar levarsi,
mira là in terra quel dond'alsi e arsi
tra queste rive sconsolate e sole.
Mira vermiglie e candide viole,
per cui veggiam più bell'aurora farsi,
mira de i lumi e crin quei raggi sparsi,
per cui l'oro del ciel s'asconde e dole.
In cor gentil poi con un strale scrivi
che costei tanto di beltate avanza
l'altro sol, quanto ei nel girar la passa,
e che di notte in notte, ov'ha sua stanza,
(o soave ricetto a i passi estivi)
tanto ella aggiorna, quanto ei nero lassa.