L'anima mia ne la sua vesta rugge,
e le parla così mentre si strugge:
–Dilette membra mie triste e dogliose,
quanto già ne la sorte, ahimè, gradita
foste liete e gioiose,
con voi da che si nacque,
e a voi m'aggiunsi, e voi sostenni in vita,
fin che al nostro destin, misera, piacque.
Or che di qui sua dura dipartita
far vuol il sol mio dolce e vero appoggio,
pallide e con tremore
vi lascio e senza core,
né più fide compagne a voi m'appoggio.
E a cercar vado (ahi, come Amor mi sugge!)
riposo e albergo in chi m'affanna e fugge.