L'orror, che i tetti e i cor dal fondo scosse,
e con tocchi tremendi e teme crebre
crebbe, entrando e crescendo le tenèbre,
quanto il sangue agghiacciò, gli spirti cosse.
Le voci fioche, i gridi, a le percosse,
al muggir de l'interne alte latebre,
sembrar che il globo dal gran dì funebre
o da sdegnato ciel distrutto fosse.
Ozio, che sotto gli inaurati fregi
lentamente premevi piume pigre,
che fêr d'Alfonso i faticosi pregi?
Or la ruina fa tue piante impigre,
e l'eterno Motor, perché nol pregi,
tra nuda terra tienti e arie nigre.