Amor colse un divin saluto vostro
con dolce fiato; indi un suo stral ne tinse,
e nel mio cor, d'alma spogliato, il pinse,
per trarlo in vita e nel superno chiostro.
Ei come augel che in sé converte il rostro,
ravivato i pensieri in un costrinse,
e di vivo dolor gli spirti avinse,
poscia che udì, non voi, ma il muto inchiostro.
Deh, perché unir a voi non mi poss'io,
scrivendovi in risposta con quel strale,
che in punta si bagnò del sangue mio?
Deh, se in vece di carta non mi vale
l'incenerito cor, perch'è sì rio
che per polve in su i versi, ohimè, non sale?