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1529–1575

CXXXV

Giovan Battista Nicolucci

Freschi, tepidi, ombrosi, aprici colli, che lima, onde si nome e corre a l'ostro, basso torrente in mezzo a vago chiostro, e contrarie acque fanno adusti e molli;

a che l'umor di refrigerio i'volli, che prende e versa il chiaro stagno vostro, se a cocenti sospir spesso v'ho mostro, che m'ardon sempre più miei desir folli?

Or voi lasciando, e il lungo tosco piano, e l'alto sol, che la montagna sferza, vo a Borea e a un altro sol via più sovrano. E sento già l'aspra vital mia sferza

de'suoi dolci occhi con tal pro, che in vano morte ver me da cime alpestri scherza.

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