Detto m'avesse almen: - Vo' che tu mora;
ho in odio che tu viva;
grato ho il duol che t'accora-
o qualche altra parola in tutto priva
d'ogni clemenza, tal che l'alma ria
si fosse mostra del mio viver schiva
e desïosa de la morte mia,
che più che vita avrei tal morte in pregio.
Ma s'obedirla ai cenni suoi mi pregio
che cercar altro? Non m'ha fatto certo
de l'indurato cor? Non m'ha scoperto
che s'avede ch'io pero e che il consente?
Se gli atti son palesi
ch'accade che palesi
più con la voce la sua chiara mente?
Se la mia sorte acerba
non ha voluto mai che in cosa alcuna
i' possa compiacer questa soperba
servirolla in quest'una:
ch'o mi morrò, né di morir mi dole,
poich'ella per cui vivo, a cui si serba
quanto viver potrei, morto mi vole.