De l'ineffabil e infinita grazia
che dal suo cor distilla
bear mi può breve e insensibil stilla.
Quando le fui davante,
sì che vidi, ai vestigi del sembiante,
ch'io mortalmente mi corrodo e spolpo,
invece d'aspettar qualche conforto
sentii ferirmi, e quel fu il terzo colpo,
e fia l'ultimo alfin, perché m'ha morto.
E se ben io restai così perduto
a tal percossa e doglia
ch'ove gridar volea divenni muto
piacemi, poich'ho da seguir sua voglia,
ch'è pur ch'esca di vita,
d'uscirle sì che l'ultima partita
resti da lei gradita,
ché di quel che l'è grado,
quanto più a morte dolorosa i' vado,
se scorgo una scintilla
tant'è il piacer ch'ogni mio duol tranquilla.