Skip to content
1529–1575

CXXVIII

Giovan Battista Nicolucci

Parole, accenti, e spirti, armatevi di duol, d'ira, e di sdegno per chiarir quanto il mio martir sia indegno. Ch'espugnate non cheggio

questa nostra e d'amor dura nimica, ché il cor di gelo adamantin le veggio, e pria si strugge che scaldarsi il ghiaccio; ma cerco uscir d'impaccio,

e far sì che l'interno mio le dica, e se la sorte amica, che non ci fu già mai, ci fosse alquanto, al rimirar chiuso negli occhi il pianto,

che la soverchia ambascia piover giuso non lascia, e per lo fin, che del mio fral mi sfascia, trasfigurato il viso,

ella avria il petto da pietà conquiso, né più bisogno fora venir con voce fulminante fora. Quando a tal vista intenerir non s'abbia

se ben m'anciderà sua fiera voglia disfrenerò le labbia a l'impeto e a la rabbia, mostrando con che salda fede i' soglia

regger l'acerba doglia, ché bella morte ai morti è caro pegno, ed ai vivi di vita chiaro segno.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
CXXVIII · Giovan Battista Nicolucci · Poetry Cove