Non è rifugio mio, non è mia vita,
non è più mia ragion questa proterva,
e, perché ogni ombra di mia speme snerva,
esser non può che mai mi porga aita.
La non mai più da tempo alcun sentita
sua crudeltà, che in cor profondo serva,
l'anima mia, d'amore e d'odio serva,
a ritentar fu pur misera e ardita.
A che l'orme cercar di questa fiera
s'al precipizio corro? I' vo' lasciarla.
Se ne vada, si stia, sola si viva.
Deh, no! Meglio è ch'io torni e le descriva
l'orgoglio suo, che può confusa farla,
e dolce poi mi fia s'avien ch'io pera.