Salvar non mi potrai sotto il tuo scudo,
o pura fede, e rintuzzar gli sdegni
ch'al cor tremante e ignudo
drizzano il colpo crudo,
e di fermezza i manifesti segni
nel guardo suo non rimarran sì fermi
ch'ella da crudeltà nol tiri e fermi?
La pallidezza che l'instante morte
nei lunghi cavi de le gote imprime,
le luci orride e smorte,
le ciglia in sé ritorte,
e la voce che chiede e non s'esprime,
non potran far, i' non dico addolcire,
ma ritenerla sì che non s'adire.
Ah, spietata, mio amor, mia fé sincera,
questi occhi lassi, questa faccia afflitta
non vedi? Ah, dura e fiera
più che alpe, o scoglio, o fiera!
Oh oltre ogni altra in asprezze prescritta!
Tu di valor? Tu saggia? Tu gentile,
perfida? In tua beltà tu punto umile?
Da un morto e da un amante tuo leale
trar la vita ch'onor che pro ti fia,
crudel? Che ferir vale
di riforzato strale
chi mercé grida e disarmato sia?
A chi parlo? Ove son? Dove mi porta
del mio fiero dolor la cieca scorta?
Vattene, miser, pria che tu ti strugga,
e se in spirare o in piegar viso od occhi
non t'è benigna il lamentar trabocchi.