Sopra il gran Po, dov'ha Genesio il tempio,
me coppiati corsier premeano, e in darno
mi porse la man pronta il nonzio d'Arno,
visto de la mia vita il duro scempio.
A i begli occhi vicin correa, se l'empio
divieto, onde d'ambascia ognor mi scarno,
alpe non m'era; i pensier ben vi andarno,
e mi salvai: raro d'amor essempio.
Ma giunto di sua luce a le scintille
i'mi pentii, però che il cor mi dice,
che a pietà morto i'potea il seno aprille.
O mille volte morte mia felice,
e venga volte, quando possa, mille,
se dal bel petto un sol sospiro elice.