Quei rai celesti, non pur spade e penne
ponno atterrar, ma, come è chiaro al mondo,
corone e scettri, ancor ch'il bel giocondo
splendor l'alme percosse a gloria impenne.
I'sol se caggio, quand'ella m'accenne,
più risorger non posso, ché il gran pondo
d'altrui voglia crudel mi tira al fondo,
togliendomi il vigor che mi sostenne.
Bench'io però inalzar quei due bei lumi
non osa e il petto il duol non disacerbe
con voci sparse al cielo, o in suon distinte,
di sue care virtù mie note acerbe
nel cor incise e ne la faccia pinte
fien ministre a ogni età d'alti volumi.