D'alto caggio ferito, in venti, in onde,
in calci, in nodi, in gel tre volte immerso:
confuso ho cor, senz'arte prendo il verso,
fiacco a morte trascorro ambe le sponde.
Dov'è intelletto non è sorte, e donde
ciò vien non è nostro valor consperso.
L'animo, più che il corpo mio sommerso,
chiamò chi non chiamato anco risponde.
De'miei falli, Gesù, sento aspro duolo:
tu patisti per noi, di me t'incresca,
scoppia dal petto e v'entra ardire e possa.
Stendo le interti man, sopr'acqua volo
l'irato Po, come tranquilla fossa.
Chi vita ha mai, che per tal morte cresca?