Non spazioso mar, non scoglio alpestre
mai fu, se di furor s'arma e minaccia,
qual questa riva, donde giù di traccia
par che il centro dal mondo si scapestre.
L'un occhio mira il mio signor terrestre,
che il tempio rio lunge da noi discaccia,
e l'altro quel del ciel, perch'a me faccia,
quantunque peccator, le stelle destre.
Da i volanti corsier, dal balzo e gorgo
percosso, al fin moro a mia speme e a i sensi,
e senza schermo sottosopra sorgo.
Vivo del Redentor gli spirti accensi,
e i pronti lumi a la salute porgo.
O grazia, o don, a tanta morte immensi!