Skip to content
1529–1575

CXLIII

Giovan Battista Nicolucci

Una luce seguì già la terz'alba languida e altera del secondo sole, che le bocche afferrava al re de i fiumi; e seco venne qua con chiaro foco

per dolcemente ornar di nove stelle l'aria, e di novi fior le rive e i poggi. Cominciava a spuntar tardi ne i poggi e il nero vel pigra a spogliarsi l'alba,

sì che da l'umil regno de le stelle soperchiato il soperbo era del sole, quando la forza d'un leggiadro foco snetì gelido umor tra questi fiumi.

Se ben ricchi rendeano e fonti e fiumi senz'arder più, gravidi d'acque i poggi, preso da i rai di quel soave foco, mai nol lasciando, sempre infin da l'alba,

arse e avampò gentil sereno sole; né potean dipartirlo anco le stelle. Tutto racceso da due vaghe stelle, distillando da gli occhi ardenti fiumi,

si rischiarava sol per sì bel sole. Le valli il sanno, e i prati, e i boschi, e i poggi: che, da che biancheggiar vedeasi l'alba, splendean d'intorno d'amoroso foco.

Uscì sovente un suon da questo foco, qual ode il ciel da le canore stelle, che l'una congiungendo con l'altr'alba, torcer parea dal preso corso i fiumi,

e le fere e gli augei rapir da i poggi con le lor selve, e dal suo seggio il sole. Ahi, che di così dolce e vivo sole orma non veggio qui, né del suo foco,

e pur cercando vo tra piani e poggi ove ferir quelle ridenti stelle, che mi versan dal cor sì larghi fiumi, che già mai non gli arresta o sera od alba.

Alba, che hai teco il mio beato sole, pria che in fiumi distrutto i'sia dal foco, sgombra di stelle averse i tristi poggi.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
CXLIII · Giovan Battista Nicolucci · Poetry Cove