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1529–1575

CXCIII

Giovan Battista Nicolucci

Di que' bei guardi, che ferito m'hanno e potrian anche un dì sanar la piaga, l'anima mia, quantunque ognor s'appaga, non però scorge il fin del lungo affanno,

e, se parole sente che la fanno del suo foco gentil sempe più vaga, in questi affetti non è ancor presaga, né partecipe d'altro che di danno.

Gli occhi leggiadri accendon l'esca, e l'aura de la dolce favella entro vi spira; oh refrigeri a tanta arsura spenti! Poi, quando a sé quello spirar si tira,

Amor l'incendio più che mai ristaura con l'arme sue, che son due lumi ardenti.

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