Deh perché al mio apparir ti cangi e cresci
con onda che rimbalza e sgorga e rugge
contra legno legger, che via se 'n fugge,
e a chi tanto ti stima tanto incresci?
Che fia se al fin qui con vittoria n'esci?
Dei rostri altier, che fan che l'acqua mugge,
l'orgoglio, che ti calca e sprezza e strugge,
affronta, abbatti, e sottosopra mesci.
Agli sdegni d'amor crudo e superbo,
al vento dei sospiri, al mar dei pianti,
a la fortuna degli interni guai
lasciami, e sentan tuoi corrucci e vanti
le Nompariglie, e un stuolo armato acerbo,
i' no, ch'io gia sommerso e spento omai.