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1529–1575

CVII

Giovan Battista Nicolucci

Deh perché al mio apparir ti cangi e cresci con onda che rimbalza e sgorga e rugge contra legno legger, che via se 'n fugge, e a chi tanto ti stima tanto incresci?

Che fia se al fin qui con vittoria n'esci? Dei rostri altier, che fan che l'acqua mugge, l'orgoglio, che ti calca e sprezza e strugge, affronta, abbatti, e sottosopra mesci.

Agli sdegni d'amor crudo e superbo, al vento dei sospiri, al mar dei pianti, a la fortuna degli interni guai lasciami, e sentan tuoi corrucci e vanti

le Nompariglie, e un stuolo armato acerbo, i' no, ch'io gia sommerso e spento omai.

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