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1529–1575

CLXXXV

Giovan Battista Nicolucci

Son questi quegli accenti sì divini che tra perle e rubini escon dolci e soavi? Son questi quei concetti così gravi

da' quai par che s'affini la mente in figurar l'altezza loro? È questo il bel tesoro onde il mio cor le sue ricchezze invola?

Ch'io sia, per ritener la voglia ascosa, constretto ad udir cosa che m'attrista, e non quel che mi consola, e l'alma si confonda e resti sola?

De le disparità che non han fine più m'accorgo e m'affligo poiché ambe son vicine, e a un tempo in esse l'intelletto affigo;

ben or conosco, e pria conobbi ancora, quanto si brami il bel che n'è dinanzi, e, se vietato fora, quanto il bramarlo più sempre s'avanzi.

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