Son questi quegli accenti sì divini
che tra perle e rubini
escon dolci e soavi?
Son questi quei concetti così gravi
da' quai par che s'affini
la mente in figurar l'altezza loro?
È questo il bel tesoro
onde il mio cor le sue ricchezze invola?
Ch'io sia, per ritener la voglia ascosa,
constretto ad udir cosa
che m'attrista, e non quel che mi consola,
e l'alma si confonda e resti sola?
De le disparità che non han fine
più m'accorgo e m'affligo
poiché ambe son vicine,
e a un tempo in esse l'intelletto affigo;
ben or conosco, e pria conobbi ancora,
quanto si brami il bel che n'è dinanzi,
e, se vietato fora,
quanto il bramarlo più sempre s'avanzi.