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1529–1575

CLXXX

Giovan Battista Nicolucci

Da gli occhi miei se n'è fuggito l'Istro, e la Mura e la Drava, e fuggì anco la Sava, e più d'un altro rio, ch'io non registro.

Né il poco di camin, benché sinistro, i membri afflitti aggrava, poi che veggo che lava l'onda marina il sen d'Adria sinistro.

O Italia, o dolce Italia, o caro nido ov'io qual sia mi nacqui, e sorse quella a cui forse dispiacqui col mio sì spesso, ardente e rauco grido.

O quanto più bramato, men vicino vago arenoso lido, or lasso a te m'inchino, perché mi pigli e pieghi al ben divino.

Veggo lunge di lei splender quel lampo, che fu lieve scintilla al mio cor, quando udilla e videla celeste, ove era il campo,

che nel tremar del suol cie diede scampo: allor poca favilla, or fiamma, che sfavilla tanto più fuor, quanto più dentro avampo.

E veggo un or di rosseggiante aurora spargermi qua d'intorno il mio terrestre luminoso giorno, mentre il ciel d'oriente si colora

nel mirar le vermiglie aurate bende, per cui s'inostra e indora: e la virtù, che prende, ver Borea, donde i'vengo, annonzia e stende.

Il cor, che nel pensarvi arde e agghiaccia, in due parti diviso, quinci come conquiso e saldo e puro, da benigna faccia

un raggio aspetta: e già forma e procaccia de l'angelico viso il grave e dolce riso. Ma quindi, come basso, è in trista traccia,

perché teme che l'alte sue bellezze e mia fortuna umile non sian cagion, ch'ancor ch'ella gentile, sol con l'orgoglio il nostro arrivo sprezze.

Tal che vederle aspetto fiero parme, o tal che non apprezze, per più da nulla farme, prender o d'ira o di disdegno l'arme.

Canzon, chiedi a madonna che con pietà decida questa lite, ond'io pero, e non sen rida.

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