I velenosi guardi,
i susurri maligni,
l'imaginarsi e creder sempre il peggio
son cagion ch'io dal mio voler traligni
e l'impeto d'amor tempri e ritardi,
sì è fisso il pensiero
di satisfar colei che sola cheggio,
e, se talvolta l'accidente fiero
di quel bollor, che ne le vene ferve,
vieta ch'io mi riguardi
da quanto in me s'osserve
da le genti proterve,
copro (ma chi celar può un cor sincero?)
l'atto che dal mio fin tanto è diverso,
ma mi trovo sommerso
in tanti intrichi in quel che vuo' coprirmi
che più temo scoprirmi,
e, se talor involo
tempo opportun da vagheggiarla e aprirmi,
ahi che questo è di rado, e più m'invesca
ne l'amorosa tresca,
sì che fa che poi cresca
e via più mi consumi
l'acerbo e grato duolo!
Deh fosser ciechi tutti gli altrui lumi,
o foss'io sempre con lei sola solo!