Skip to content
1529–1575

CLXXIV

Giovan Battista Nicolucci

Quando di lumi è più dipinto il cielo, e lieve nube a l'argentata luna dolcemente s'oppone, i suoi vaghi occhi fan lampeggiar con luce ombrata i fiumi;

e a rai riflessi, come in saldo ghiaccio, cresce splendor la nubilosa benda. A me crudele e dispietata benda il ciel contende, e pur scende dal cielo.

E poi che vuol ch'io venga oscuro ghiaccio, l'alma è qual, se non prende il lume, luna. Tal che l'ardente duol forma due fiumi del gelo che il mio cor fonde da gli occhi.

Né pur tal vista m'affigura a gli occhi de la memoria la mia viva benda, ma nel lucido sen de i densi fiumi vergata neve, or ch'è più algente il cielo,

e al pensar che al sol l'opaca luna tramuta il crin di foco in bianco ghiaccio. Anco rassembro lei, qualor di ghiaccio splendente falda uscir veggio per gli occhi

di terso scoglio, o dietro a spenta luna spuntar la luce con rosata benda, poi che al fin s'apre il tenebroso cielo, e versa di candor soavi fiumi.

La rappresentan qui per mezzo i fiumi, ove la Stiria non gli ha ancor di ghiaccio, leggiadre liste in legni alzate al cielo: ch'ovunque m'offre l'austrio sangue a gli occhi

tra mezzo il rosso una candida benda in scudi quadri, tondi, ovati e a luna. Me l'imagino poi, se a l'empia luna dritti guardo di Drava e d'Istro i fiumi,

che in arme sfavillar vermiglia benda tosto vedran che sia disciolto il ghiaccio, sì come tremolar con suoi dolci occhi sante insegne vedrà l'empireo cielo.

Miri nel cielo il sol, miri la luna, e gli occhi volga tra montagne e fiumi, mi è ghiaccio intorno al cor la bella benda.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
CLXXIV · Giovan Battista Nicolucci · Poetry Cove