–Perché non queti e posi, anima mia, gli spirti tuoi dogliosi? – –Non ritrovo il mio core, misera, e manco, e son di vita fore. –
–Passato ha monti e fiumi: corri, seguilo, pria che si consumi, o si nasconda in seno dolce e sereno, o ne gli amati lumi
de gli amorosi rai. – –Come, lassa, già mai riconoscer potrò la sua figura, se il crudel non mi cura? –
–Al segno che gli dura che l'infelice è tuo veder potrai, e tutto piaghe e foco, ch'a novo incendio e stral non ha più loco. –
–Ma se per via nol giungo, ahimè, dolente e stanca, fin dove le mie penne e angosce allungo? – –Dov'è l'aquila bianca. –
–In quali occhi, in qual petto troverò suo ricetto? – –Giunta al fatal conspetto, senz'altra scorta o aita,
sarai tosto rapita da dolci sguardi in ben divin soggetto. – –Or con la forza unita, noi due sorelle, per veloce strada,
cerchiamlo, anzi che vada entro l'albergo, ver cui me stessa e i tuoi pensier dispergo. – –Cerchiamlo: e ne rimbombi ogni contrada. – –Chi visto ha un core a morte arso e trafitto
che con saette e fiamme il nostro affanno e amor porta descritto? Chi visto ha come si trapassi e infiamme, acciò che ratto arrivi
a chi l'ancida e avivi? Chi visto ha come fugga, come si strugga e sorte aspra nimica non stimi, né volar tra sassi e acque?
chi visto l'ha ne 'l dica: ne 'l dica per pietà, se mai gli piacque salvar chi in fé sincera amando peni e pera. –
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